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PARROCCHIA DI SANTA SOFIA

CHIESA DI SANTA SOFIA IN BENEVENTO

(sito in allestimento)

La parrocchia di Santa Sofia in Benevento è ospitata nella omonima chiesa sita nella omonima piazza (ora intitolata a Giacomo Matteotti).

La chiesa fu fondata dal duca longobardo Arechi II intorno al 760, come comprovano i numerosi placiti firmati dallo stesso principe, alcuni dei quali sono conservati presso il Museo del Sannio. Fu costruita su modello della cappella palatina di Liutprando a Pavia e presto divenne il tempio nazionale dei Longobardi, che, dopo la sconfitta di Desiderio ad opera di Carlo Magno (774), si erano rifugiati nel Ducato di Benevento, (Ticinum geminum, la seconda Pavia), che ospitò le reliquae langobardorum gentes.

La costruzione di Santa Sofia era parte di un vasto progetto di mecenatismo intrapreso da Arechi, che attraverso monumenti di prestigio cercò di sviluppare uno stile aulico all'altezza delle sue ambizioni (infatti, dopo aver inutilmente aspirato alla corona di re dei Longobardi, dopo la caduta di Desiderio elevò in quello stesso 774 il suo ducato al rango di principato).

Fu dedicata a S. Sofia, ovvero alla "Sapienza", come l'omonima chiesa di Costantinopoli, con una donazione del 774; Arechi vi annesse anche un monastero femminile benedettino, alle dipendenze di Montecassino, retto dalla sorella Gariperga, e vi conservò, dedicandogli un altare, le reliquie di san Mercurio abbandonate nel 633 presso Quintodecimo dal perdente imperatore Costante.

 

L'Unesco nel 2011 ha dichiarato la chiesa di S. Sofia in Benevento patrimonio dell'umanità.

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